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PROGRAMMA 2019

SFILATA CANINA 2019

606° FIERA DEGLI UCCELLI

Sfilata Canina 2018

IN RICORDO DI AUGUSTO PIERONI

Mercatino dell’antiquariato

Passero Solitario

A Montopoli si riproduce il passero solitario (Monticola solitarius). Passeriforme divenuto conosciuto alla maggior parte della popolazione grazie all’omonima poesia del Leopardi che ne descrive in maniera precisa il carattere schivo ed il comportamento estremamente guardingo e diffidente(“…Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, non ti cal d’allegria, schivi gli spassi; canti e così trapassi…”).
Grazie alla capacità di osservazione dell’amico Paolo Lini abbiamo potuto testimoniare non solo la presenza ma anche la nidificazione avendo visto i giovani usciti dal nido nei dintorni dei genitori a reclamare l’imbeccata.
Ringraziamo il Dott.Filippo Balatresi per le foto che è riuscito a fare nonostante il soggetto non fosse dei più facili da riprendere e da avvicinare.
Come Associazione Fiera degli Uccelli abbiamo il dovere e il piacere di riportare sul nostro sito un evento così particolare che riguarda una specie diventata “rara”; speriamo che in un prossimo futuro gli incontri possano ripetersi e che la specie torni ad essere numericamente importante nella nostra Toscana come lo era un tempo.
Ci auguriamo che le foto, possono rendere partecipi di tale avvistamento i visitatori del nostro sito.
(Vedi photogallery)

Questo è il testo della poesia

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.